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Epoca medioevale
Dopo la decadenza romana ci fu l'avvento dei monaci
benedettini, che nell' 870 abitavano il convento di
San Severino. Nel sec. XII il monastero della
località era sottoposto al cenobio di San Liberatore
a Majella, di Serramonacesca. Con la decadenza di
quest'ultimi, il vescovo-conte di Chieti si
impossessò del centro con il favore dei Normanni.
Nel sec. XIII, la borghesia locale e la nobiltà
mostrarono insofferenza verso il potere vescovile,
finché nel 1272 ci fu la ribellione dell'arciprete e
di alcuni nobili. Solo nel 1450 la demanialità fu
attuata. Nel 1461 Re Ferrante d'Aragona donò
Villamagna alla città di Chieti.
Dal 1500 al 1800
Nel 1525 Carlo V la infeudò ad Antonio di Sava,
mentre nel 1567 Filippo II la diede ad Agostino
Scipioni che fu nominato Barone di Villamagna.
Il vescovo teatino fra Filippo Valignani, un tempo
proprietario di tutto il centro, conservava ampi
possessi ed il bel palazzo vescovile, in cui
risiedeva durante i suoi soggiorni estivi. Si viveva
quindi a quel tempo una doppia feudalità: l'una
avallata dall'autorità regia e l'altra dal vescovo
teatino. Nel 1727 il vescovo teatino concesse a D.
Giuseppe de Palma de Artois in enfiteusi il Palazzo
Vescovile.
Nel 1800 Villamagna apparteneva al duca Caracciolo
di Gessopalena.
Villamagna e i Turchi
La popolazione di Villamagna è stata da sempre
costretta a difendersi dalla costante minaccia delle
invasioni turche, essendo uno dei centri della
vallata del Foro più esposti al pericolo "che veniva
dal mare".
Da tranquilla "villa" romana, già luogo di mercati
ed incontri della gente del luogo, dopo la caduta
dell’ Impero Romano, Villamagna dovette fortificarsi
con palizzate e rudimentali mura. Con l’arrivo dei
Benedettini nel IX secolo, la prosperità agricola e
commerciale si accrebbe, così come il pericolo dei
saccheggi: non è un caso se la titolazione del
monastero fu fatta a San Severino, santo che in vita
si oppose al nemico (lungo il Danubio fermò un’orda
di selvaggi che portava distruzione e saccheggi) e
che poteva essere invocato nelle lotte antisaracene.
L’impianto urbanistico fu fortificato con il "castellum"
nel sec. XI, frutto della trasformazione del piccolo
centro agricolo in una roccaforte inespugnabile. Con
la decadenza benedettina il culto antisaraceno di
San Severino si affievolì e crebbe invece quello di
Santa Margherita (si racconta che alle porte della
città ella riuscì a fermare i turchi invasori).
La minaccia turca ebbe il suo epilogo nel 1566........................... |