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I COMUNI DELLA
PROVINCIA DI CHIETI |
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San Vito
Chietino |
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Stato: |
Italia |
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Regione: |
Abruzzo |
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Provincia: |
Chieti |
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Coordinate: |
42°18′0″N
14°27′0″E
/ 42.3°N
14.45°E
/
42.3; 14.45 |
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Altitudine: |
122 m
s.l.m. |
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Superficie: |
16,79
km² |
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Abitanti: |
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Densità: |
317,21 ab./km² |
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Frazioni: |
Anticaglia,
Balsamate, Bufara, Castellana, Cese,
Cintioni, Colle Capuano, Foresta, Mancini,
Melogranato, Murata Alta, Murata Bassa,
Paolini, Passo Tucci, Pontoni, Portelle,
Quercia del Corvo, Rapanice, Renazzo, San
Fino, San Rocco Vecchio, Sant'Apollinare,
Sciutico, Strutte, Valle Ienno, Vicende |
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Comuni contigui: |
Frisa,
Lanciano,
Ortona,
Rocca San Giovanni,
Treglio |
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CAP: |
66038 |
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Pref.
telefonico: |
0872 |
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Codice
ISTAT: |
069086 |
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Codice
catasto: |
I394 |
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Class. sismica: |
zona 3
(sismicità bassa) |
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Nome abitanti: |
sanvitesi |
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Santo patrono: |
San Vito |
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Giorno festivo: |
15 giugno |
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Per
trovare le prime notizie sul borgo di San Vito
Chietino dobbiamo tornare all'epoca della Repubblica
Romana: infatti già a quel tempo esisteva un porto
costruito in prossimità del fiume Feltrino risalente
all'epoca frentana.
Il porto venne poi utilizzato dai Romani nel periodo
dell'Impero come base per i collegamenti al di là
dell'Adriatico ed ebbe anche notevole importanza
strategica come rifugio per le loro navi mercantili.
Nel XI secolo il lido conobbe un periodo di
decadenza (comune a tutta la costa adriatica in quel
tempo) e fu abbandonato, lasciandolo riempire di
pietre e detriti portati dal fiume.
La vita invece continuava sul borgo costruito sulla
collina sovrastante il porto dove già in epoca
paleocristiana venne edificata una chiesa in onore
di San Vito Martire: nel medioevo venne costruito un
castello, chiamato Castellalto, di cui però non si
hanno notizie precedenti l'anno Mille.
Il castello, di cui al giorno d'oggi si possono
ancora osservare alcuni resti delle mura di cinta
nel centro storico del paese, cambiò successivamente
il suo nome in quello del martire che dava già il
nome al borgo che si estendeva intorno ad esso.
Nel 1385 un documento pervenutoci attesta la
proprietà del castello e del porto di Gualdum
all'abbazia di San Giovanni in Venere.
Successivamente, dopo che gli abitanti del feudo di
Sanctum Vitum si erano schierati a favore del Papa
Urbano VI, il castello venne sacchegiato dai seguaci
dell'Antipapa Clemente VII, guidati da Ugone degli
Orsini.
L'Abate di San Giovanni in Venere invocò allora
l'aiuto della limitrofa cittadina di Anxanum (oggi
Lanciano), che riuscì a ribaltare la situazione ed
ottenne così in enfiteusi perpetua il feudo di San
Vito pagando un canone annuale di 60 carlini
d'argento all'abbazia di San Giovanni in Venere.
Lanciano vide nel porto di San Vito un ottimo mezzo
per aumentare il commercio in entrata ed uscita per
le sue fiere, già famose in tutta Italia, ed inziò
così la ristrutturazione del porto. Questa
situazione scatenò la preoccupazione di Ortona, che
vedeva così minacciata la sua egemonia sul mare che
deteneva nella zona: così gli ortonesi ricorsero a
Ladislao, allora re del Regno di Napoli, che revocò
a Lanciano l'autorizzazione per ricostruire il porto
sanvitese.
Da questo avvenimento scaturì un lungo periodo di
guerre tra Lanciano e Ortona per il possesso del
feudo di San Vito, che veniva ora posseduto da
l'uno, ora da l'altro. Ci fu solo una pace
provvisoria grazie a san Giovanni da Capestrano, che
nel 1427 mise d'accordo le due città stabilendo il
condominio del feudo, ma la pace fu breve.
Durante le guerre di successione per il trono del
Regno di Napoli, Lanciano approfittò della
situazione per riappropriarsi del porto di San Vito:
esso venne in breve tempo interamente ricostruito e
riportato allo splendore di un tempo. Ma la reazione
di Ortona non tardò ad arrivare: essa infatti
assoldò l'allora celeberrimo pirata Mijobarone che
distrusse il porto e saccheggiò le case del paese,
mantenendo la zona sotto controllo con una strategia
del terrore, anche se il feudo rimase sotto la
giurisdizione lancianese. Nel periodo aragonese del
Regno di Napoli il porto era ancora utilizzato dai
lancianesi per le loro fiere ed era un punto
nevralgico del commercio marittimo della zona.
Successivamente però, con il lento decadere delle
fiere lancianesi, anche il porto di San Vito iniziò
una fase di declino che portò al suo disuso:
Lanciano vendette nel 1528 il feudo con il porto a
Sancio Lopez, ed iniziò così un lungo periodo in cui
San Vito andava sotto l'influenza ora di un
feudatario, ora di un altro. Lanciano si reimpossesò
del feudo ricomprandolo da Martinsicuro per 6000
Ducati, per poi rivenderlo nel 1627 al duca Fernando
Majorca di Balneoli per 8120 ducati.
L'ultimo feudatario di San Vito fu Ferdinando
Caracciolo, duca di Castel di Sangro, che lo acquisì
nel 1641. Nel periodo risorgimentale il paese si è
contraddistinto, come tutta la zona abruzzese, per
una forte lotta contro l'egemonia Borbonica ormai in
crisi, mentre coi primi passi dell'unità d'Italia la
zona fu oggetto di razzie da parte dei briganti. La
costa di San Vito è stata inoltre bombardata nella
Prima Guerra Mondiale, come ricorda una lapide posta
sul Colle, il noto belvedere che si affaccia sul
mare. A San Vito Chietino soggiornò a lungo il poeta
Gabriele D'Annunzio in un casolare che attualmente
viene chiamato eremo dannunziano.
Fonte: Archivio Storico Comunale |
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FONTE :
http://www.comune.sanvitochietino.ch.it |
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