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La
Preistoria e il Periodo Italico
San Martino è una delle cittadine più antiche della
provincia di Chieti, tra le poche ad aver mantenuto
la sua collocazione sul sito originario di
fondazione già prima dell’arrivo longobardo. In
periodo preistorico di sicuro la zona era territorio
di caccia per i primi ominidi, che poi riparavano in
grotte nascoste ai piedi della Majella, come
certificano i ritrovamenti ad esempio nella Grotta
del Colle nella vicina Rapino. Sicuramente gruppi di
uomini primitivi scendevano sino alla pianura sotto
San Martino per avere un territorio di caccia più
facile, anche per la vicinanza del torrente Vesola.
Nel periodo italico la zona era certamente abitata
da popolazioni di origine sannitica, molto evolute
per quanto riguarda la loro civiltà, come certifica
anche il loro culto dei morti, complesso e ricco di
arredi funebri. Numerose le tombe italiche risalenti
a 3000 anni fa rinvenute a Guardiagrele e si hanno
notizie certe anche di tombe ritrovate nel
territorio di San Martino sulla Marrucina, dove la
pianura sottostante al colle principale era
considerata una zona sacra di sepoltura per la
popolazione italica dei Marrucini. Il territorio di
San Martino era certamente abitato da questo popolo,
di cui rappresentava l'ultimo baluardo di confine
con il territorio Frentano.
L’era romana
Poche le notizie in periodo romano, sia per la
scarsità dei ritrovamenti sia per le poche notizie
nei testi latini. Tuttavia sono stati scoperti negli
ultimi anni numerosi siti con presenza di ville
romane e resti di vasellame. A San Martino con molta
probabilità vi erano alcune ville romane di grandi
dimensioni, probabilmente di discendenti della gens
romana dei Pompilio, di cui il cognome sopravvive
ancora in molti nuclei familiari del paese.
Il medioevo
Nell’800 d.c. San Martino è già censita tra i
castelli del teatino prima delle conquiste
longobarde, nel 900 d.c. venne scelta come dimora
per gli ultimi anni di vita da Aldamario da Capua,
successivamente proclamato santo e che, conquistato
dalla quiete del luogo e dalla natura vi edificò il
suo eremo. A questo periodo risale la fondazione
dell’abazia benedettina di San Martino, dalla lunga
e ancora misteriosa storia e che nel 1030 è già
censita in numerosi documenti. Nel 1151, Maestro
Nicodemo nativo del luogo edificò qui la sua unica
chiesa e scolpì il primo dei suoi meravigliosi
cibori. A San Martino venne fondato uno dei primi
conventi campestri francescani d'Abruzzo, nella
seconda metà del XII secolo. Nel 1330 il centro
storico del borgo contava già 6 chiese, a
certificare la forte religiosità della popolazione,
rimasta nei secoli sempre fedele alla Chiesa. In
questo periodo il primitivo "castrum" si è già
ampliato con la costruzione del borgo fortificato,
caratterizzato dalla presenza di case-mura e di 3
Porte.
Il rinascimento
Nel XVI secolo viene realizzata l’ultima croce
processionale della scuola di Nicola da Guardiagrele,
tra le poche ancora conservate e che viene esposta
ogni anno il 19 marzo. Sempre in questo secolo
vengono realizzati i dipinti della chiesa di San
Cristinziano, il cui nucleo originale risale al XII°.
In questo periodo viene anche dipinto il ciborio
realizzato dal maestro Nicodemo e viene restaurata
l’abazia presente nella cittadina dal 900 d.c. Nel
1600 inizia l’era dei “polverieri”, mercanti
contrabbandieri caratteristici di San Martino, che
secondo una antica e segretissima ricetta
realizzavano con il carbone di vite polvere da sparo
per la vendita e la difesa.
Dall’Unità d’Italia ai nostri giorni
Tra la seconda metà del XVII secolo e la fine del
XVIII San Martino diventa feudo dell'importante ed
antichissima famiglia de Pizzis, che riceve dal re a
Barcellona il titolo di "Marchesi di San Martino"
Nel 1700 la cittadina è animata dall’attività dei
polverieri, che durante l’invasione francese
impediscono agli invasori di entrare con la forza a
San Martino, dirottandoli verso Guardiagrele. Il
successivo periodo del brigantaggio risparmia la
comunità martinese, protetta anche in questo casa
dalla sua polvere da sparo. Con l’unità d’Italia
viene aggiunto il toponimo “sulla Marrucina”,
ispirato all’antica strada preromana che passa
proprio sotto la collina del borgo. Nella prima metà
del 1900 termina l’era dei polverieri, e con la
seconda guerra mondiale l’abitato subisce danni
notevolissimi, perdendo l’antico castello e buona
parte della cinta di case mura. Le colline della
cittadina si trovano nella tenaglia dei
bombardamenti alleati e tedeschi. Oggi San Martino
sulla Marrucina è un borgo di poco più di 1000
abitanti,con una agricoltura fiorente,una campagna
bellissima e il panorama mozzafiato della Majella,
che da secoli veglia sui martinesi, sulle loro vite
e sulla loro quiete. |