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I COMUNI DELLA PROVINCIA DI CHIETI

 

Lama dei Peligni

Stato: bandiera Italia
Regione: Stemma Abruzzo
Provincia: stemma Chieti
Coordinate: 42°3′0″N 14°11′0″E / 42.05°N 14.18333°E / 42.05; 14.18333Coordinate: 42°3′0″N 14°11′0″E / 42.05°N 14.18333°E / 42.05; 14.18333
Altitudine: 669 m s.l.m.
Superficie: 31 km²
Abitanti:
1.478 2004 
Densità: 48 ab./km²
Frazioni: Corpi Santi, Fonti Rossi, Vaccarda, Piani Marini 
Comuni contigui: Civitella Messer Raimondo, Colledimacine, Fara San Martino, Gessopalena, Pacentro (AQ), Taranta Peligna, Torricella Peligna
CAP: 66010
Pref. telefonico: 0872
Codice ISTAT: 069045
Codice catasto: B102 
Class. sismica: zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti: lamesi 
Santo patrono: San Sebastiano 
Giorno festivo: 20 gennaio 

Il territorio di Lama Dei Peligni fu abitato fin dalla preistoria, come testimoniano le pitture rupestri e i resti del villaggio di età neolitica (7000 - 5000 a.c.) in contrada Fonterossi. Nella stessa contrada è stato ritrovato nel XX secolo una sepoltura preistorica de "L'Uomo della Majella".
Nel 1891 in contrada Calvario, furono ritrovati i resti di antiche fabbriche con oggetti risalenti al culto pagano, ma che furono allora attribuiti ad un tempio romano.
Oggi su una roccia del ponticello Calvario, non lontano dalla zona dove sorse il tempio, c'è un orma di un piede che i lamesi considerano con timore e che attribuiscono a Sansone.
In epoca Italica e Romana Lama Dei Peligni fu abitata dalla popolazione dei Carecini: una tribù sannita che aveva come centri principali Cluviae e Juvanum.
In questo periodo e nel Risorgimento, inoltre, Lama Dei Peligni ebbe uno sviluppo notevole nel campo dell'industria laniera.
Caduto l'Impero Romano, si sparse in Italia l'orda dei barbari.
In seguito, le prime idee del cristianesimo di andarono diffondendo trovando nella valle dell'Aventino terreno fertile per due ragioni:
il territorio aveva accolto con molto entusiasmo e in modo favorevole le nuove idee
la montagna era piena di grotte che servivano per il rifugio o per abitazioni vere e proprie.
Nel 820 si ebbero molte invasioni da parte dei Saraceni che seminarono terrore e distruzione ovunque. A questo nel 847 si aggiunse uno spaventoso terremoto che rase al suolo molti paesi in Abruzzo tanto che nessun centro abitato riuscì a salvarsi.
Tra il 1150 e il 1168 Lama Dei Peligni faceva parte della contea di Palena che comprendeva anche Taranta, Pizzi e altri castelli.
Sotto la dominazione "sveva"questi paesi ebbero uno sviluppo economico e vennero incrementate le industrie, in particolar modo quella laniera presente fin dall'epoca pre romana.
Purtroppo, però, sotto la dominazione "angioina"avvenne il contrario, in quanto queste popolazioni furono tormentate dalla continua richiesta di denaro. Le somme di denaro richieste erano esuberanti considerando il tenore di vita di questa povera gente. Come se non bastasse a tutto questo si aggiunsero anche carestie e pestilenze che decimavano sempre di più la popolazione.
Durante il periodo medioevale il popolo di Lama cominciò a spostarsi più a nord.
Nel 1447 il censimento registrava 90 fuochi, cioè 417 abitanti che mano a mano cresceranno fino a raggiungere nel 1596 i 160 fuochi. Nel 1670 in seguito ad una pestilenza i fuochi scesero a 103.
Nel 1467 divenne feudataria di Palena la nobile famiglia Di Capua che la tenne fino al 1662.
Nel 1545 una frana distrusse il paese. Furono distrutte 40 case e la chiesa di San Pietro. Secondo la tradizione le case e la chiesa furono inghiottite in un baratro che si formò nel sottosuolo, per cui dopo una settimana dal disastro si sentivano ancora cantare i galli nei terreni sommersi.
Dal 1667 i conti D'Aquino divennero feudatari di Palena fino al 1805 quando Napoleone abolì la feudalità.
In questi anni due catastrofi si abbatterono su Lama:


una peste feroce bubbonica che nel 1656 fece molte vittime. Questa peste fu portata da soldati spagnoli, che sbarcati a Napoli, contagiarono la popolazione napoletana. Allora non si adottavano neanche le più elementari forme igieniche, così molti cittadini ricchi per sfuggire alla peste abbandonarono Napoli, diffondendo così la peste in tutti i luoghi del regno di Napoli fino ad arrivare sui monti della Majella e quindi a Lama dei Peligni.
Un terremoto fortissimo con epicentro nel massiccio della Majella, il 3 novembre 1706 colpì tutta la zona. In quel giorno fu proclamato lutto nazionale tanto fu grande il disastro. I paesi di Lama e Taranta furono rase al suolo; per quanto riguarda Fara San Martino e Lettopalena restarono solo pochissime case.
Nonostante tutto però negli anni che vanno dal 1467 al 1805 la vita a Lama ebbe una svolta. Nacquero il municipio, la casa comunale, il macello, il forno, la taverna. L'industria laniera si ingrandì e l'agricoltura rendeva molto di più.
Nella seconda metà del XVIII secolo, l'industria laniera era in pieno sviluppo e questo portava allo sviluppo del paese. Questa ricchezza entrata anche nelle classi più povere, facilitava le feste religiose e l'arte nelle chiese, tanto che in quegli anni furono arricchite di argenteria e di arredi sacri le chiese di San Rocco e di San Nicola.
In quegli anni, quindi, anche se l'attività principale della popolazione era l'agricoltura e la pastorizia, l'industria laniera era molto sviluppata e c'erano anche mulini, forni, tre sacerdoti, due medici, due maestri e un regolatore di orologi.
La popolazione però non era ancora attirata dalla cultura, e nel 1816, anche se l'amministrazione comunale aveva tanto lottato per avere fondi per pagare i maestri, il Sindaco dovette scrivere all'Intendente di Chieti che le scuole erano chiuse perché non c'erano scolari. Tanto è vero che già nel 1810 il numero degli scolari si era talmente ridotto che l'amministrazione comunale dovette abbassare lo stipendio ai maestri, anzi erano proprio i docenti che dovevano pagare l'affitto dei locali dove svolgevano lezione.
Nel 1854 il colera aveva invaso Napoli e minacciava l'estensione in tutto il regno. Non avendo preso nessun provvedimento per impedire la diffusione, il 30 agosto nella sede municipale di Lama si riunì la commissione sanitaria. L'abitato fu diviso in sei zone ognuno affidato a medici (allora) competenti che avevano il compito di aiutare la povera gente presso le loro abitazioni.
Il primo caso di colera mortale si ebbe il 4 settembre. In seguito i casi di colera aumentarono, ma i decessi furono solo due.
Negli anni che vennero Lama potenziò le innovazioni, e la vita era piena di numerose attività.
Anche le condizioni igieniche, economiche e sociali migliorarono istituendo nuovi servizi pubblici. L'affitto dei locali adibito a scola non veniva più pagato degli insegnanti, ma dall'amministrazione comunale, e venne creata una illuminazione notturna nei punti più interessanti e di maggior traffico.
Dopo l'unità d'Italia, Lama risorse dalle invasioni borboniche. Le scuole divennero più efficienti e si effettuarono opere pubbliche atte al miglioramento delle condizioni igieniche della popolazione.
Le industrie laniere continuarono ad essere fonti di reddito facendo entrare la ricchezza nel paese insieme ad uno spirito di innovazione e benessere.
Lama Dei Peligni fu colpita da vari terremoti che distrussero il borgo medievale e il castello, definitivamente abbandonato dopo il 1933.
Nel 1933, infatti, un violentissimo terremoto distrusse quasi totalmente quella zona di Lama che oggi viene chiamata "Lama Vecchia"; è completamente abbandonata anche perché sotto le poche catapecchie rimaste vi si apre una frana.
Quel periodo è stato atroce per gli abitanti di Lama in quanto passarono mesi senza casa, rifugiandosi dove capitava per strada, e non ricevendo aiuto da nessuno.
Tracce dell'originario assetto urbanistico, oggi sono presenti nel nucleo del paese vecchio "La Ripa"e nella Piazza Umberto I.
La ripresa fu lenta e difficile, e come se non bastasse, appena dieci anni più tardi Lama e tutto il resto dell'Italia , fu colpita da un'altra catastrofe: la seconda guerra mondiale.
Dopo che l'alleanza italo - tedesca cadde, i soldati tedeschi cominciarono a seminare terrore, a saccheggiare le case e a devastare qualsiasi cosa.
Tutti gli abitanti furono costretti ad abbandonare le proprie case, i propri averi e fuggire via lontano da quella devastazione.
Vecchi, donne e bambini partivano verso destinazioni a loro sconosciute, mentre gli uomini venivano presi dai tedeschi e usati per lavori più duri.
Quelle poche persone che erano riuscite a scappare, dovevano restare ben nascosti, trovando rifugio sulla montagna.
Le abitazioni, il bestiame e i campi furono saccheggiati e ovunque c'era morte e distruzione.
Da questa disastrosa situazione ci fu la volontà di unirsi e di combattere insieme il nemico.
Il 20 settembre 1943 a Palombaro fu collocato il campo di questi volontari e si divisero in tre posizioni: una verso Pennapiedimonte, una verso Casoli e un'altra verso Palena.
Il 30 settembre dello stesso anno, i partigiani attaccarono di sorpresa un camion dei tedeschi venuto per occupare la zona. Ferirono il comandante e fecero prigionieri gli altri soldati.
Il 4 ottobre ci fu lo scontro più violento con i tedeschi: i partigiani furono accerchiati da un mare di tedeschi provenienti da nord. La difesa fu ferrea, ma le forze tedesche una volta arrivati a Palombaro rovesciarono la loro collera su tutta la popolazione civile. Stessa sorte di Palombaro ebbero anche Fara, Lama, Civitella e Rapino.
A novembre fu dato l'ordine di sfollamento, le vittime crebbero, e fecero saltare in aria le centrali elettriche di Taranta Peligna così tutta la zona cadde nel buio. In seguito cominciarono a saltare in aria una alla volta le masserie e le case di Lama e Civitella.
Negli ultimi giorni di novembre, il messaggero comunale di Lama annunziò alla popolazione l'ordine del comando tedesco di sgomberare entro poco tempo l'intero paese che sarebbe stato fatto saltare per ragioni militari.
Il 30 novembre sedici comuni erano stati distrutti.
Il 2 dicembre la popolazione di Lama evacuò completamente Lama.
Di fronte a tanta devastazione a gennaio del 1944 a Lama Dei Peligni si formò la "Brigata Partigiana Majella": apolitica, con l'unico obiettivo quello di combattere la violenza. All'inizio contavano 250 uomini che grazie agli inglesi ottennero armi e nutrimento.
Il 19 gennaio la prima squadra del 2º gruppo vicino alla pineta di Lama si incontrò con numerosi tedeschi, che dopo varie azioni riuscirono, grazie all'aiuto degli inglesi, con un azione di sorpresa a mettere in fuga gran parte di loro.
In seguito i partigiani riuscirono a far abbandonare il territorio tra Montenerodomo e Civitaluparella dai tedeschi.
Il 1 febbraio i partigiani del 7º e 8º gruppo si impossessarono di Torricella Peligna, e quello stesso giorno gli uomini del 4º gruppo, insieme agli inglesi, liberarono Lama dai tedeschi e rimasero a proteggerla.
I partigiani trovarono Lama distrutta. Sotto la neve si vedevano le macerie delle case. In quelle poche case rimaste in piedi, a causa delle condutture spezzate, erano invase di pozzanghere, ovunque era pieno di sporcizia e odore disgustoso insopportabile. A questo si aggiungevano i cadaveri di quella povera gente massacrata, e abbandonata tra neve e fango nelle posizioni più orrende.
In seguito i tedeschi tentarono di riprendersi Lama, ma dopo uno scontro violento si arresero e andarono alla ribalta di Taranta. Palena fu liberata solo in primavera.
Per tutta la primavera continuarono le azioni di resistenza tra i tedeschi e gli uomini della "Brigata Majella", fino alla fine di maggio quando i tedeschi scomparvero del tutto e la popolazione cominciò a rientrare a Lama.
Questa è stata la sola forma partigiana di prestigio che vanta la Medaglia d'Oro al "Valor Militare".
Nella manifestazione conclusiva del ventennale della Resistenza, nel 1965, il Presidente Della Repubblica Saragat, ricordò le imprese eroiche della "Brigata Majella"narrando gli episodi più importanti della lotta di Liberazione Nazionale.

 

FONTE : http://www.comunelamadeipeligni.it

Strutture consigliate

 
 
 

I SITI DEL COMUNE

Casa Albergo "Tiroasegno" - http://www.hotel-tiroasegno.com/
Presentazione della struttura ricettiva e dell'annesso ristorante.
Comune di Lama dei Peligni - http://www.comune.lama-dei-peligni.ch.it/
Guida al paese, manifestazioni e risorse turistiche, news, uffici dell'amministrazione comunale.
Lama dei Peligni - http://utenti.multimania.it/GiulianoC/
Sul sito storia, notizie utili, archeologia (l'uomo della Majella).
Giardino botanico della Majella - http://web.infinito.it/utenti/w/wwflama/
Descrizioni e liste floristiche degli habitat tipici della zona ricostruiti nel giardino, index seminum, informazioni sulle attività guidate turistiche ed escursionistiche possibili, lista dei libri presenti nella biblioteca.

 

 

 

   

 
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