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Il
territorio di Lama Dei Peligni fu abitato fin dalla
preistoria, come testimoniano le pitture rupestri e
i resti del villaggio di età neolitica (7000 - 5000
a.c.) in contrada Fonterossi. Nella stessa contrada
è stato ritrovato nel XX secolo una sepoltura
preistorica de "L'Uomo della Majella".
Nel 1891 in contrada Calvario, furono ritrovati i
resti di antiche fabbriche con oggetti risalenti al
culto pagano, ma che furono allora attribuiti ad un
tempio romano.
Oggi su una roccia del ponticello Calvario, non
lontano dalla zona dove sorse il tempio, c'è un orma
di un piede che i lamesi considerano con timore e
che attribuiscono a Sansone.
In epoca Italica e Romana Lama Dei Peligni fu
abitata dalla popolazione dei Carecini: una tribù
sannita che aveva come centri principali Cluviae e
Juvanum.
In questo periodo e nel Risorgimento, inoltre, Lama
Dei Peligni ebbe uno sviluppo notevole nel campo
dell'industria laniera.
Caduto l'Impero Romano, si sparse in Italia l'orda
dei barbari.
In seguito, le prime idee del cristianesimo di
andarono diffondendo trovando nella valle
dell'Aventino terreno fertile per due ragioni:
il territorio aveva accolto con molto entusiasmo e
in modo favorevole le nuove idee
la montagna era piena di grotte che servivano per il
rifugio o per abitazioni vere e proprie.
Nel 820 si ebbero molte invasioni da parte dei
Saraceni che seminarono terrore e distruzione
ovunque. A questo nel 847 si aggiunse uno spaventoso
terremoto che rase al suolo molti paesi in Abruzzo
tanto che nessun centro abitato riuscì a salvarsi.
Tra il 1150 e il 1168 Lama Dei Peligni faceva parte
della contea di Palena che comprendeva anche Taranta,
Pizzi e altri castelli.
Sotto la dominazione "sveva"questi paesi ebbero uno
sviluppo economico e vennero incrementate le
industrie, in particolar modo quella laniera
presente fin dall'epoca pre romana.
Purtroppo, però, sotto la dominazione "angioina"avvenne
il contrario, in quanto queste popolazioni furono
tormentate dalla continua richiesta di denaro. Le
somme di denaro richieste erano esuberanti
considerando il tenore di vita di questa povera
gente. Come se non bastasse a tutto questo si
aggiunsero anche carestie e pestilenze che
decimavano sempre di più la popolazione.
Durante il periodo medioevale il popolo di Lama
cominciò a spostarsi più a nord.
Nel 1447 il censimento registrava 90 fuochi, cioè
417 abitanti che mano a mano cresceranno fino a
raggiungere nel 1596 i 160 fuochi. Nel 1670 in
seguito ad una pestilenza i fuochi scesero a 103.
Nel 1467 divenne feudataria di Palena la nobile
famiglia Di Capua che la tenne fino al 1662.
Nel 1545 una frana distrusse il paese. Furono
distrutte 40 case e la chiesa di San Pietro. Secondo
la tradizione le case e la chiesa furono inghiottite
in un baratro che si formò nel sottosuolo, per cui
dopo una settimana dal disastro si sentivano ancora
cantare i galli nei terreni sommersi.
Dal 1667 i conti D'Aquino divennero feudatari di
Palena fino al 1805 quando Napoleone abolì la
feudalità.
In questi anni due catastrofi si abbatterono su
Lama:
una peste feroce bubbonica che nel 1656 fece molte
vittime. Questa peste fu portata da soldati
spagnoli, che sbarcati a Napoli, contagiarono la
popolazione napoletana. Allora non si adottavano
neanche le più elementari forme igieniche, così
molti cittadini ricchi per sfuggire alla peste
abbandonarono Napoli, diffondendo così la peste in
tutti i luoghi del regno di Napoli fino ad arrivare
sui monti della Majella e quindi a Lama dei Peligni.
Un terremoto fortissimo con epicentro nel massiccio
della Majella, il 3 novembre 1706 colpì tutta la
zona. In quel giorno fu proclamato lutto nazionale
tanto fu grande il disastro. I paesi di Lama e
Taranta furono rase al suolo; per quanto riguarda
Fara San Martino e Lettopalena restarono solo
pochissime case.
Nonostante tutto però negli anni che vanno dal 1467
al 1805 la vita a Lama ebbe una svolta. Nacquero il
municipio, la casa comunale, il macello, il forno,
la taverna. L'industria laniera si ingrandì e
l'agricoltura rendeva molto di più.
Nella seconda metà del XVIII secolo, l'industria
laniera era in pieno sviluppo e questo portava allo
sviluppo del paese. Questa ricchezza entrata anche
nelle classi più povere, facilitava le feste
religiose e l'arte nelle chiese, tanto che in quegli
anni furono arricchite di argenteria e di arredi
sacri le chiese di San Rocco e di San Nicola.
In quegli anni, quindi, anche se l'attività
principale della popolazione era l'agricoltura e la
pastorizia, l'industria laniera era molto sviluppata
e c'erano anche mulini, forni, tre sacerdoti, due
medici, due maestri e un regolatore di orologi.
La popolazione però non era ancora attirata dalla
cultura, e nel 1816, anche se l'amministrazione
comunale aveva tanto lottato per avere fondi per
pagare i maestri, il Sindaco dovette scrivere
all'Intendente di Chieti che le scuole erano chiuse
perché non c'erano scolari. Tanto è vero che già nel
1810 il numero degli scolari si era talmente ridotto
che l'amministrazione comunale dovette abbassare lo
stipendio ai maestri, anzi erano proprio i docenti
che dovevano pagare l'affitto dei locali dove
svolgevano lezione.
Nel 1854 il colera aveva invaso Napoli e minacciava
l'estensione in tutto il regno. Non avendo preso
nessun provvedimento per impedire la diffusione, il
30 agosto nella sede municipale di Lama si riunì la
commissione sanitaria. L'abitato fu diviso in sei
zone ognuno affidato a medici (allora) competenti
che avevano il compito di aiutare la povera gente
presso le loro abitazioni.
Il primo caso di colera mortale si ebbe il 4
settembre. In seguito i casi di colera aumentarono,
ma i decessi furono solo due.
Negli anni che vennero Lama potenziò le innovazioni,
e la vita era piena di numerose attività.
Anche le condizioni igieniche, economiche e sociali
migliorarono istituendo nuovi servizi pubblici.
L'affitto dei locali adibito a scola non veniva più
pagato degli insegnanti, ma dall'amministrazione
comunale, e venne creata una illuminazione notturna
nei punti più interessanti e di maggior traffico.
Dopo l'unità d'Italia, Lama risorse dalle invasioni
borboniche. Le scuole divennero più efficienti e si
effettuarono opere pubbliche atte al miglioramento
delle condizioni igieniche della popolazione.
Le industrie laniere continuarono ad essere fonti di
reddito facendo entrare la ricchezza nel paese
insieme ad uno spirito di innovazione e benessere.
Lama Dei Peligni fu colpita da vari terremoti che
distrussero il borgo medievale e il castello,
definitivamente abbandonato dopo il 1933.
Nel 1933, infatti, un violentissimo terremoto
distrusse quasi totalmente quella zona di Lama che
oggi viene chiamata "Lama Vecchia"; è completamente
abbandonata anche perché sotto le poche catapecchie
rimaste vi si apre una frana.
Quel periodo è stato atroce per gli abitanti di Lama
in quanto passarono mesi senza casa, rifugiandosi
dove capitava per strada, e non ricevendo aiuto da
nessuno.
Tracce dell'originario assetto urbanistico, oggi
sono presenti nel nucleo del paese vecchio "La
Ripa"e nella Piazza Umberto I.
La ripresa fu lenta e difficile, e come se non
bastasse, appena dieci anni più tardi Lama e tutto
il resto dell'Italia , fu colpita da un'altra
catastrofe: la seconda guerra mondiale.
Dopo che l'alleanza italo - tedesca cadde, i soldati
tedeschi cominciarono a seminare terrore, a
saccheggiare le case e a devastare qualsiasi cosa.
Tutti gli abitanti furono costretti ad abbandonare
le proprie case, i propri averi e fuggire via
lontano da quella devastazione.
Vecchi, donne e bambini partivano verso destinazioni
a loro sconosciute, mentre gli uomini venivano presi
dai tedeschi e usati per lavori più duri.
Quelle poche persone che erano riuscite a scappare,
dovevano restare ben nascosti, trovando rifugio
sulla montagna.
Le abitazioni, il bestiame e i campi furono
saccheggiati e ovunque c'era morte e distruzione.
Da questa disastrosa situazione ci fu la volontà di
unirsi e di combattere insieme il nemico.
Il 20 settembre 1943 a Palombaro fu collocato il
campo di questi volontari e si divisero in tre
posizioni: una verso Pennapiedimonte, una verso
Casoli e un'altra verso Palena.
Il 30 settembre dello stesso anno, i partigiani
attaccarono di sorpresa un camion dei tedeschi
venuto per occupare la zona. Ferirono il comandante
e fecero prigionieri gli altri soldati.
Il 4 ottobre ci fu lo scontro più violento con i
tedeschi: i partigiani furono accerchiati da un mare
di tedeschi provenienti da nord. La difesa fu
ferrea, ma le forze tedesche una volta arrivati a
Palombaro rovesciarono la loro collera su tutta la
popolazione civile. Stessa sorte di Palombaro ebbero
anche Fara, Lama, Civitella e Rapino.
A novembre fu dato l'ordine di sfollamento, le
vittime crebbero, e fecero saltare in aria le
centrali elettriche di Taranta Peligna così tutta la
zona cadde nel buio. In seguito cominciarono a
saltare in aria una alla volta le masserie e le case
di Lama e Civitella.
Negli ultimi giorni di novembre, il messaggero
comunale di Lama annunziò alla popolazione l'ordine
del comando tedesco di sgomberare entro poco tempo
l'intero paese che sarebbe stato fatto saltare per
ragioni militari.
Il 30 novembre sedici comuni erano stati distrutti.
Il 2 dicembre la popolazione di Lama evacuò
completamente Lama.
Di fronte a tanta devastazione a gennaio del 1944 a
Lama Dei Peligni si formò la "Brigata Partigiana
Majella": apolitica, con l'unico obiettivo quello di
combattere la violenza. All'inizio contavano 250
uomini che grazie agli inglesi ottennero armi e
nutrimento.
Il 19 gennaio la prima squadra del 2º gruppo vicino
alla pineta di Lama si incontrò con numerosi
tedeschi, che dopo varie azioni riuscirono, grazie
all'aiuto degli inglesi, con un azione di sorpresa a
mettere in fuga gran parte di loro.
In seguito i partigiani riuscirono a far abbandonare
il territorio tra Montenerodomo e Civitaluparella
dai tedeschi.
Il 1 febbraio i partigiani del 7º e 8º gruppo si
impossessarono di Torricella Peligna, e quello
stesso giorno gli uomini del 4º gruppo, insieme agli
inglesi, liberarono Lama dai tedeschi e rimasero a
proteggerla.
I partigiani trovarono Lama distrutta. Sotto la neve
si vedevano le macerie delle case. In quelle poche
case rimaste in piedi, a causa delle condutture
spezzate, erano invase di pozzanghere, ovunque era
pieno di sporcizia e odore disgustoso
insopportabile. A questo si aggiungevano i cadaveri
di quella povera gente massacrata, e abbandonata tra
neve e fango nelle posizioni più orrende.
In seguito i tedeschi tentarono di riprendersi Lama,
ma dopo uno scontro violento si arresero e andarono
alla ribalta di Taranta. Palena fu liberata solo in
primavera.
Per tutta la primavera continuarono le azioni di
resistenza tra i tedeschi e gli uomini della
"Brigata Majella", fino alla fine di maggio quando i
tedeschi scomparvero del tutto e la popolazione
cominciò a rientrare a Lama.
Questa è stata la sola forma partigiana di prestigio
che vanta la Medaglia d'Oro al "Valor Militare".
Nella manifestazione conclusiva del ventennale della
Resistenza, nel 1965, il Presidente Della Repubblica
Saragat, ricordò le imprese eroiche della "Brigata
Majella"narrando gli episodi più importanti della
lotta di Liberazione Nazionale.
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