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L’insediamento umano nella zona di Castiglione molto
probabilmente risale alla preistoria, anche se non
sono state compiute ricerche apposite. Comunque è
stato dimostrato un movimento transumante su e giù
per le valli del Biferno e del Pescara almeno dal
neolitico e dall’epoca del bronzo.
Il “Territorium” di Castiglione nel 1001 era parte
integrante della contea di Trivento. Il primo
documento di cui abbiamo notizia risale al 1027 e si
riferisce alla fondazione della Chiesa di Santa
Maria della Noce ad opera di Pandulf, figlio del
conte Oderisius. Detta Chiesa possedeva diritti su
vari territori di Rocca Abate, “come risulta dalla
lista dei feudi, case e giardini tenuti lì nel XXI
secolo e dal processo intentato”. Nel documento
cassinese del 1084 le chiese di Collerotondo e
Pietracorvina erano “ambeae in territorio
Castiglionis”.
Per quanto riguarda l’origine del nome, si può
sostenere la derivazione a Castrum Leonis o Castro
Leone, ma tale trasposizione non è totalmente
sicura. A difesa di questa etimologia vi è il
tentativo di riportare l’esistenza del paese
all’epoca romana o romano-barbarica.
In alcuni documenti del 1200 la località è chiamata
Castellone, cioè grande castello. Di questa
costruzione oggi non resta nulla, salvo la memoria
del luogo dove era ubicata, in contrada ancora oggi
denominata “castello”.
Nel XXII secolo Castiglione figura come feudo di tre
militi posseduto per tre parti da Horrisius (o
Oderisius) Burrelus, nipote di Gualterius de Anglono,
feudatario di Symon conte di Sangro e per la
restante parte in dominio di Rayanaldo di
Monteferrante, anch’egli vassallo del conte Symon.
Castiglione è anche ricordata più volte nell’Italia
descritta nel “libro del Re Ruggero” compilato da
al-ldris, geografo arabo del secolo XXII, come
“quatllun” distante da Fallo ventiquattro miglia e
quindici da Agnone.
Dal 1400 in poi, attraverso la politica matrimoniale
subentrarono come feudatari di Castiglione i
Carraciolo di San Buono che l’acquisirono come bene
dotale di Maria de Sangro, andata in sposa a Marino
Caracciolo. Del suo passato si conservano tracce nei
resti del castello e nel portale della chiesa madre.
Ed è proprio in onore a Marino Caracciolo che
Castiglione venne poi chiamata Castiglione Messer
Marino. Tra le terre di questo nuovo ramo dei
Caracciolo, quella di Castiglione era certamente la
più importante sia per ampiezza demografica e
territoriale, sia per risorse economiche. Negli
antichi cedolari risulta che pagava la tassa più
elevata, dopo San Buono.
Morto Marino I nel 1648, ereditò la signoria di San
Buono con la terra di Castiglione il primo dei suoi
nove figli, Tiberio. Figli di Tiberio furono
Alfonso, Cesare e Marino. Quest’ultimo nel 1518 fu
creato Marchese di Bucchianico.
A partire dal 1742 intercorrono, tra il comune di
Castiglione e la famiglia Caracciolo, una serie di
atti tendenti da parte del Principe a conservare gli
antichi privilegi e da parte dell’Università a
negarli e contestarli. Sia all’archivio di stato di
Napoli che in quello di Chieti esiste una ricca
documentazione in merito.
Sul finire del secolo XVII la popolazione era di
2900 unità. Al plebiscito del 1860 per l’annessione
al Regno d’Italia, su 1060 iscritti, votarono 781
elettori e tutti si dichiararono favorevoli. Al
referendum istituzionale del 1946, i voti per la
Repubblica furono 1200; quelli per la monarchia 646,
i voti non validi 127, le schede bianche 84. Per i
periodi storici riferiti ai sec. XVII e XIX il tasso
di natalità è molto elevato ma è anche elevato
quello di mortalità, soprattutto infantile. In
assenza del fenomeno migratorio e constatando un
numero di abitanti approssimativamente stabile si
deve concludere che il rapporto natalità-mortalità
sia pressappoco costante.
Dal XIX secolo bisogna notare che il quoziente di
natalità diminuisce progressivamente, che potrebbero
spiegarsi con due fenomeni: quello della diminuzione
degli indici di fecondità e quello della
trasformazione sociale. Il primo elemento dipende
direttamente dal ridursi numerico delle donne in età
feconda, conseguenza, a sua volta, del fenomeno
migratorio; il secondo dipende dalla trasformazione
sociale in atto: nelle società di tipo industriale
il numero della popolazione diminuisce nella fase di
passaggio e di primo consolidamento.
In un primo momento, nel passaggio dal mondo rurale
e agricolo a quello urbano, la riduzione delle
nascite deriva dal senso di incertezza, dalla
mancanza di luce sull’avvenire, dai dubbi sulle
nuove prospettive economiche e sociali, dal timore
del nuovo. Ma si è assistito anche alla diminuzione
della mortalità a cui hanno contribuito diversi
fattori: il progresso della medicina, l’aumento del
tenore di vita, le migliori condizioni igieniche
generali, il miglioramento qualitativo
dell’alimentazione, l’assistenza sanitaria.
Bisogna altresì notare un fenomeno molto importante:
se diminuisce l’indice di natalità ed anche quello
di mortalità, ciò vuol dire che si nasce di meno e
si muore di meno, cosa che determina un generale
invecchiamento della popolazione.
La popolazione di Castiglione dal 1861 al 1881
supera i 4000 abitanti e poi si arresta su una media
di 3500 unità con la sola eccezione del 1961 che fa
toccare la cifra dei 4000. Al giorno d’oggi il paese
conta circa 2500 abitanti. |